23 novembre 2015

Solo un caffè



A volte capita si accumulino cose,
situazioni,
giornate
che si depositano sulle spalle, sul collo,
intorno alla testa (con una preferenza
per una più marcata pressione alle tempie),
fanno a gara ad appesantire lo stomaco o a chiuderlo
o, nel peggiore dei casi, si annidano nello spazio attorno al cuore,
comprimendone i battiti,
facendoli risuonare ad un ritmo sbagliato,
togliendo a volte il respiro.


Il più delle volte
si tratta di stupidaggini,
minuzie,
che una volta superate possono anche far sorridere.
Qualche volta è solo stanchezza.
Qualche volta no.


Così capita che un pomeriggio grigio,
con una settimana pesante sulle spalle,
con una lezione da portare avanti
e bambini che richiedono un'attenzione costante,
capita che l'unico desiderio
sia di finire alla svelta,
e tornare a casa.


Niente piani per "dopo",
troppo stanca anche solo per pensare.
Anzi.
Meglio stare alla larga dai pensieri,
al momento non portano nulla di buono
(ah, quella simpatica sfiducia nel genere umano che prende alle volte).
Grigio fuori
e dentro tanta stanchezza.


E poi.
Bussano alla porta.
I bambini,
allegri, ignari,
urlano un "avanti" collettivo,
invito festoso.
E la porta si apre.
Ed entra qualcuno.
Quel che mi aspetto?
 Il solito avviso da dare ai bambini.


Ma quando mi volto
mi trovo davanti il volto sorridente di Anita, la bidella,
e una mano che invece di allungarmi
il solito blocchetto di fogli,
mi porge
una fumante tazzina di caffè.
Ecco.
È solo un'altra minuzia.
Una tazzina di caffè
(e un gianduiotto da "pocciare",
parole di Anita).
Un gesto semplice,
un sorriso,
eppure è sufficiente
a ristabilire una giornata grigia
alla fine di una settimana pesante.

Basta veramente poco,
a volte.


Così,
ecco il mio augurio
per la settimana appena iniziata:
ricevere al momento giusto
una fumante tazzina di caffè
accompagnata da un sorriso :)

Buona settimana

20 novembre 2015

A different look … again



Non è molto che ho cambiato aspetto al blog,
ma,
pur essendone contenta
(soprattutto perché ero riuscita a fare cose
per le quali non mi ritenevo molto in grado ;) ),
il look precedente
non mi aveva mai soddisfatto al cento per cento!


Specialmente proprio l’intestazione
non mi sembra equilibratissima
e anche i colori non si amalgamavano perfettamente
(chiaramente non sono una graphic designer
e a quanto pare ho pure un gusto un po’ discutibile ;) ).
Così è da un paio di mesi
che lavoro a questo nuovo aspetto,
meno colori
e più elementi grafici di decoro
(che, devo dire,
mi sono divertita molto a fare
usando il programma Inkscape
e la tavoletta grafica).


Mi piace molto di più,
ma ci sono ancora cose che non mi convincono del tutto
e altre che devo sistemare.
… Sì, qualcuno potrebbe pensare
che magari è ora di rivolgersi ad un professionista,
ma sono una testona
e anche se i risultati lasciano un po’ a desiderare
alla fine mi diverto a provare
e riprovare ;)

Buon finesettimana


13 novembre 2015

Malattie gravi, anzi graverrime ...



Naturalmente non ho resistito a lungo ;)


Voglio dire avevo tutti quei timbri
belli belli nella loro scatolina
e non ne facevo niente?
Non sia mai!


Così,
presa dalla febbre timbristica
(mi dicono che se trascurata
può evolvere in forme molto gravi),
nonché da quella riciclosa,
ho messo in atto un piano d'attacco.


Un paio di vecchie shopper
con stampati marchi di brutto aspetto
sono state selvaggiamente tagliate
al fine di recuperare pezzi di stoffa
privi di scritte.


Timbri di vario tipo
più altri che avevo in casa)
sono stati fatti uscire
dal loro contenitore
e ripetutamente immersi in inchiostri adatti alla stoffa.


Le stoffe stampate
così ottenute
sono state fatte asciugare,
stirate
e infine cucite in allegri astucci :)


Il problema
è che mi sono divertita troppo,
soprattutto mentre stampavo la stoffa.
Quindi stavo pensando
che secondo me
la scuola,
e soprattutto i bambini,
nocciono gravemente alla mia salute …


E la cosa peggiore
è che ho già in mente
almeno un altro paio di progetti
da fare con questi timbri!


No,
ormai sono grave,
graverrima,
senza speranza alcuna ;)

Buon finesettimana

5 novembre 2015

Assaggiare madeleine, inseguire bianconigli



«I lay on the bed and lost myself
in the stories.
I liked that.
Books were safer than other people anyway.»
N. Gaiman, The Ocean at the End of the Lane

Avete letto qualche libro di Gaiman?
Mi piacerebbe sapere che ne pensate di questo autore.
Perché? …


Dovete sapere che alle medie
(e poi anche alle superiori)
ho studiato francese.
[Se pensate che il francese per me
sia come una seconda lingua,
vi sbagliate di grosso ;)]
Ovviamente non avendo mai studiato l'inglese,
non so neppure quello!


Però
vuoi perché attualmente è una lingua difficile da ignorare,
vuoi perché la mia musica preferita è in lingua inglese,
vuoi perché alcune serie televisive, alcuni film non hanno mai visto una versione italiana,
vuoi perché di certi libri non ho proprio potuto aspettare la traduzione ;),
qualcosina ho finito con l'impararla.
E poiché si sa che per migliorarsi
la pratica più efficace è l'esercizio,
questa estate ho letto alcuni libri in inglese.
Tre di questi sono di Gaiman.
 


- Monsters come in all shapes and sizes. Some of them are things
people are scared of. Some of them are things that look like
things people use to be scared of a long time ago.
Sometimes monsters are things people
should be scared of, but they aren't. -
  
The Ocean at the End of the Lane
è un romanzo di Neil Gaiman,
narrato in prima persona.
L'input è molto semplice,
il principio è quello della madeleine di Proust.
Il protagonista si ritrova da adulto
a rivedere la sua vecchia casa
e soprattutto la stradina che porta alla casa
della famiglia Hempstock
e improvvisamente 'ricorda tutto'.


- I remembered that, and, remembering that, I remembered everything. -

Che cosa il protagonista ricordi
lo lascio alla curiosità di chi vorrà leggerlo ;)
Basti sapere che compaiono mostri,
forse streghe, mondi in trasparenza
e un oceano in fondo alla strada.
Gaiman è in effetti un maestro del realismo magico
(genere che, ammetto, mi piace molto)
e questo libro,
come anche l'altro di cui vorrei parlare,
ne è un esempio.


Alcuni spunti sono molto interessanti
(la questione di cosa ci spaventa
e cosa dovrebbe spaventarci, per esempio,
o anche il valore della perdita),
ma ho come avuto l'impressione che
alla fine mancasse qualcosa.
In modo particolare alcuni passaggi, secondo me, sono poco curati
e vengono a mancare spiegazioni che il lettore si aspetta
(perlomeno io me le aspettavo, specialmente nel finale).
E questa sensazione di incompletezza è stata confermata
dall'altro libro di cui vorrei parlarvi.


- Dear Diary, he began. On Friday I had a job, a fiancée, a home,
and a life that made sense. […]
Then I found an injured girl bleeding on the pavement,
and I tried to be a Good Samaritan.
Now I've got no fiancée, no home, no job,
and I'm walking around a couple of hundred feet under the streets of London
with the projected life expectancy of a suicidal fruitfly. -

Considerato che amo Londra,
questo libro proprio non potevo farmelo scappare!
Qui al lavoro è la porta sbagliata (letteralmente ;) ),
il bianconiglio e il paese delle meraviglie.
E quella in cui si ritrova Richard, il protagonista,
è davvero una Londra delle meraviglie,
una Londra che c'è e non c'è,
che ridà vita ai nomi,
che abita sotto,
sopra,
accanto
alla Londra di tutti i giorni.
Da questo punto di vista
il libro mi è piaciuto davvero tanto,
anche perché potrei o non potrei
averlo letto con la Londra reale sottomano,
intanto che mi trovavo lì, questa estate,
per assistere ad un paio di spettacoli teatrali ;)
E la storia narrata
è una bella avventura, piacevole da leggere.


Però,
ancor più che nel precedente,
ho trovato che anche in questo libro mancasse qualcosa.
L'impressione è che manchino motivazioni sensate
per certe scelte narrative.
Mi riferisco in modo particolare alla condizione in cui
viene a trovarsi improvvisamente il protagonista,
come 'invisibile' per la sua vecchia vita e a forza precipitato in una Londra altra:
non viene spiegato perché,
sembra una situazione definitiva
che alla fine viene risolta in modo un po' troppo semplicistico,
secondo me.


Rileggendo queste due pseudo recensioni
si potrebbe concludere
che i libri non mi siano piaciuti.
Eppure non è così.
È vero però che mi hanno lasciato
sensazioni contrastanti:
affascinante il potenziale delle storie,
belle, a tratti poetiche, le descrizioni e le atmosfere create,
buono il ritmo narrativo,
ma ogni volta manca un pezzo.
(Questo mi è successo, seppur in maniera minore,
anche con il terzo libro di Gaiman,
The Graveyard Book,
che però è un libro per bambini)

Allora qualcuno ha letto questi libri e ha avuto la stessa impressione
o sono solo io che son matta? ;)
Mi piacerebbe saperlo!

Buon finesettimana

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