22 febbraio 2015

Giocare ad imitare



- What I will need from you now is a commitment.
You will listen closely, and you will not judge me until I am finished.
If you cannot commit to this, then please leave the room.
But if you choose to stay, remember you chose to be here.
What happens from this moment forward is not my responsibility. It's yours.
Pay attention . -
Turing in The Imitation Game

Questa è la notte degli Oscar,
quindi quale momento migliore
per parlare di film
e per di più
di uno candidato? ;)
Un po’ di tempo fa
sono andata a vedere
The Imitation Game,
la pellicola di Tyldum
dedicata all’impresa del matematico britannico Alan Turing,
il quale, durante la seconda guerra mondiale,
riuscì a decodificare Enigma
e, contemporaneamente, diede origine alla moderna scienza informatica.

Locandina di The Imitation Game
Allora,
innanzi tutto il film mi è piaciuto moltissimo.
Probabilmente non merita la statuetta
(sinceramente non è un capolavoro,
sono altri i titoli che mi vengono in mente associati a tale parola
… sebbene nessuno tra film recenti ;) ),
ma mi è sembrato un buon lavoro,
ben girato e recitato
e che apre la strada ad alcune domande interessanti.


Innanzi tutto il titolo.
Ammetto che,
finché non ho visto il film,
ho cercato una spiegazione senza trovarla.
Siamo all’inizio del film e,
in una stanza in cui uno sparuto gruppo di persone
sta cercando un modo per decodificare i messaggi tedeschi e vincere la guerra,
viene posta una questione:
può una macchina decodificare Enigma?
Può una macchina imitare
il pensiero umano e quindi trovare una soluzione al problema?

Of course machines can't think as people do.
A machine is different from a person. Hence, they think differently.
The interesting question is, just because something, uh... thinks differently from you,
does that mean it's not thinking?

Ciò che manca davvero è il tempo
e una macchina che imiti certi processi del pensiero umano,
ma lo faccia molto, molto più velocemente,
è in effetti la soluzione,
un calcolatore potentissimo,
the Imitation Game.


L’altro aspetto che ho trovato molto interessante
è legato alla figura stessa di Turing.
La campagna mediatica
che ha accompagnato il film,
l’ha presentato come un tributo ad un eroe dimenticato.
In effetti l’impresa compiuta da Turing
ha permesso di salvare molte vite,
riducendo la durata stessa della guerra.
Inoltre il trattamento subito dal matematico nel dopoguerra,
perseguito per la sua omosessualità
e condannato alla castrazione chimica,
lascia un sentimento amaro davanti all’indifferenza,
anzi alla persecuzione attuata nei suoi confronti
da quello stesso governo che solo pochi anni prima
aveva efficacemente aiutato. 


Eppure,
uscendo dal cinema,
la domanda che mi ballava in testa era proprio questa
“Turing è davvero un eroe?”
"Si può davvero giudicare ciò che ha fatto?"

Credo che il regista abbia volutamente lasciato questa ambiguità.
Credo anzi che abbia cercato di sottolinearla.

Are you paying attention?
… Pay attention.

Così inizia il film,
Turing nella sala interrogatori della polizia
pronto a raccontare la sua storia.
Da quel momento la pellicola proseguirà
intrecciando tre diverse linee temporali:
l’inchiesta che porterà all'arresto e alla condanna del matematico,
la decodificazione di Enigma durante la guerra
e sprazzi della giovinezza di Turing.
Alla fine tornerà all’interrogatorio
e Turing stesso chiederà al poliziotto che lo sta ascoltando:
- Sono un eroe di guerra?
Sono un criminale? -

Ciò che è passato sullo schermo nel frattempo,
è la storia di un uomo geniale che è riuscito
a costruire una macchina che ha permesso di salvare tantissime persone,
di un uomo che ha imparato sulla propria pelle
a calcolare le circostanze
(terribile la scena di Turing giovane vessato dai compagni,
carinissima quella delle mele durante la guerra)
e che forse proprio per questo
è colui che, per salvarne il più possibile,
 condanna diverse vite di civili e soldati:
la decodifica di Enigma è un vantaggio talmente grande,
nell’ottica della possibile vittoria della guerra,
da non poter essere rivelato subito salvando gli obiettivi in pericolo imminente.
Sarà proprio Turing a far presente la questione ai servizi segreti,
a sottolineare che qualcuno dovrà decidere
"chi vive e chi muore"
per non dare nell'occhio,
per non far capire che Enigma è stata decodificata.
Non solo,
sarà lo stesso Turing ad assumersi tale compito
(perché sa calcolare le circostanze).

Now you decide:
am I a machine,
am I a human,
am I a war hero,
or am I a criminal?

- Puoi giudicarmi? -


Fotografia e musiche curate,
una struttura classica
e un bel cast
rendono il film molto piacevole.

Ho letto alcune critiche
che segnano il film come un’opportunità sprecata.
L’idea è che se si fosse sfruttato di più
l’aspetto della condanna
e delle conseguenze fisiche ed emotive su Turing
si sarebbe riusciti a coinvolgere maggiormente lo spettatore
(The Theory of Everything docet).
Non sono d’accordo.
Ho trovato la delicatezza con cui viene trattata l’ultima parte
molto bella e coinvolgente:
in un periodo in cui pare che tutto debba venire urlato
e messo in piazza sotto gli occhi di tutti,
la scelta del silenzio,
del vuoto attorno a Turing nei minuti finali,
del tremore,
di Turing che spegne la sua macchina,
estremamente efficace per sottolineare come
con la condanna subita
l'uomo avesse perso tutto ciò che lo definiva.


E soprattutto perfetta
per mantenere l'ambiguità:
ora Turing è senz'altro vittima,
vittima di un'azione profondamente ingiusta
(e che lo porterà alla morte).
Ma questa ingiustizia deriva direttamente da un'azione
che in linea di principio non lo è:
il poliziotto che l'ha causata aveva svolto il suo dovere
anzi, aveva cercato di essere particolarmente zelante
e di portare a galla la verità.
Così,
si può giudicare la sua azione?
(ho trovato interessante la scena in cui un collega 
si congratula con il poliziotto per la condanna di Turing,
in modo particolare l'espressione colpevole che si dipinge sul volto del poliziotto stesso:
come il matematico porta sulle spalle il peso delle persone che ha condannato,
così il poliziotto ha sulle sue quello della condanna di Turing)


Uomo,
macchina,
eroe,
criminale.
Possiamo giudicare?

Film consigliato
e, se posso aggiungere,
suggerirei di vederlo in lingua:
Cumberbatch, l'attore che interpreta Turing, ha dato delle sfumature
anche linguiste al suo personaggio, che nel doppiaggio si perdono
… e poi ha una voce bellissima
(che non guasta affatto ;) ).

Buona settimana

P.S.: questa notte proverò a guardarmi
tutta la cerimonia di consegna degli Oscar.
C'è qualcun altro che tenterà l'impresa?

P.P.S.: sorry, post lungherrimo ;)

15 febbraio 2015

Come polvere di fata



Martedì sarà carnevale
e pur essendo questa una festa che non amo particolarmente
(leggasi: passare una giornata alle prese con un'orda
di bambini mascherati
e con desiderio di seguire qualsivoglia lezione pari a zero
non è particolarmente piacevole),
mi sono ritrovata a realizzare un costume per una bimba.
Quale?
Ma uno da Elsa, naturalmente ;)


Ho sempre pensato che lo spirito di questa festa
fosse di interpretare,
di realizzare qualcosa di nuovo
partendo da ciò che si ha a disposizione,
dunque anche questo costume
nasce da cose che avevo in casa e che ho rimanipolato.


Gli unici acquisti sono stati un paio di gomitoli
di lana (acrilico, per la verità, e il più scadente possibile),
del tulle
e della porporina color argento.
Volete provare anche voi?
Occorrente:
abito azzurro,
fiocchi di neve (di carta, stoffa, feltro),
tulle bianco,
colla vinavil,
porporina argento,
lana color ecru e azzurro,
uncinetto,
colla a caldo.


Per prima cosa occorre un vecchio vestito azzurro (in mancanza del quale suggerisco di dare un'occhiata
all'idea proposta qui da Giulia di Briciole e Puntini:
una maglia bianca e un pezzo di rasatello azzurro per fare la gonna):
provarlo alla piccola modella e apportare le necessarie modifiche
(tipo accorciarlo, …).
Realizzare dei fiocchi di neve con la carta o, meglio ancora, con il feltro e le fustelle (sempre da Giulia)
(naturalmente io non avevo niente del genere
per cui ho riciclato dei vecchi decori di Natale per finestre)
e fissarli sul davanti, io li ho messi sul lato sinistro, dell'abito
con un punto di colla a caldo.


Girare l'abito e misurare la lunghezza,
partendo dalle spalle fino all'orlo (a me sono risultati 90 cm circa):
usare tale misura per stabilire la lunghezza del tulle
che servirà da mantello (foto 1). Tagliarlo.
Fare una filza in alto e arricciare il tulle (foto 2)
(tenendo come larghezza d'arricciatura la misura delle spalle, foto 3);
imbastire il tulle così arricciato sulla parte posteriore del vestito
(a circa 8-10 cm di distanza dal bordo del collo, foto 4)
e poi fissare con un punto zigzag (foto 5).
Coprire la cucitura con un nastro di riciclo (foto 6) ed eventualmente decorarla
con un fiocco o un fiore al centro (io ho fatto un piccolo fiore con il pezzo di nastro avanzato).


Su un pezzo di plastica (tipo un sacchetto)
disegnare con la vinavil dei fiocchi di neve
e poi ricoprirli con una bella spolverata di porporina argento
(inutile dire che questa è la parte più divertente:
spargevo porporina come fosse polvere di fata
e mi sentivo molto Peter Pan, pronta per partire per l'Isola che non c'è ;) ).
Lasciarli asciugare per una notte e poi delicatamente staccarli dal sacchetto.


Disporli a piacere sul tulle e poi con ago e filo fissarli in posizione
(si può usare anche la colla a caldo, facendo attenzione però
che non si scaldi troppo e avendo cura di mettere un cartoncino
tra il tulle e l'abito durante il fissaggio).
A questo punto l'abito è pronto però …
… però manca ancora qualcosa, non trovate?
Il fatto è che Elsa ha questa bella treccia biondo chiarissimo,
ma come fare?
Avevo già pensato di usare la lana, magari attaccarla ad una cuffia
o ad un cerchietto e poi fare la treccia.
Questo finché non sono capitata su questo post e mi sono innamorata!
Una corona-parrucca all'uncinetto!


L'idea è carinissima e ho subito pensato di adottarla,
poi, per mancanza di tempo,
ho solo preso spunto (qui il link se siete interessati al bellissimo originale).
La mia versione funziona più o meno in questo modo:
con la lana azzurra fare un giro di catenella della larghezza della testa interessata,
poi un giro a maglia bassa e uno a maglia mezza alta.
Ripartire con la maglia bassa e proseguire fino al punto in cui voler far partire la corona
vera e propria (tutto a occhio): a quel punto ho ripreso con la maglia mezza alta e
vi sono ripassata sopra con un giro di maglia alta.
Poi sono ripartita con la maglia mezza alta e, dove a occhio volevo le due punte laterali,
ho modellato una sottospecie di punto conchiglia (con 7 maglie alte nella stessa catenella),
mentre per la parte centrale ho eseguito 3 o 4 maglie basse subito dopo le due punte laterali
e poi sono risalita con un paio di giri di maglie mezze alte,
lavorando entrambe le volte, al centro, tre maglie alte nella stessa catenella.


Infine ho decorato la punta centrale con un fiocco di neve
cucito con un filo dorato.
A questo punto prendere la lana ecru e fare un giro a maglia bassa alla base della corona.
Tagliare il resto della lana in lunghe gugliate e inserirle (come nappine)
alla base, in ogni catenella. Ci si ritroverà con una corona e una pettinatura tipo cugino Itt:
niente paura, porre il tutto sulla testa della malcapitata,
chiederle di restare immobile e cominciare ad arrotolare le ciocche ai lati,
riunendole tutte sul lato sinistro per poi fare finalmente la treccia.
Che ne dite?
Sembra complicato, ma non lo è
(io ci ho messo un paio d'ore a fare il tutto)!
Ora il costume è davvero finito,
non resta che indossarlo :)


E voi, avete preparato qualcosa per carnevale?
O anche a voi non piace particolarmente questa festa?

Buona settimana

8 febbraio 2015

Un mondo bianco blu



Martedì, ore 8.35 circa.
Aula scolastica.
Bambini, maestra.
- Maestra, è vero che giovedì nevica?
- Sì, sì! Mio papà ha guardato su quel sito del meteo e ha detto che viene tanta neve!
- Non so bimbi, vedremo ...
- Speriamo che ne viene tanta che la scuola chiude e noi stiamo a casa!
Segue coro di “sì” entusiasti e sorriso indulgente della sottoscritta.


Giovedì, ore 11.45 circa.
Finestra del salotto.
Io, delusa.
Con la fronte appoggiata al vetro,
sorveglio un cielo grigio,
troppo scuro per essere da neve,
e guardo rari fiocchi candidi
cadere insieme alla pioggia
e sciogliersi non appena toccano terra.


Stesso giorno, ore 16 circa.
Dalla finestra della cucina
ammiro la discesa vorticosa dei fiocchi.
La neve è pesante e bagnata,
ma è pur sempre neve
e il paesaggio, seppur lentamente,
si sta imbiancando.
Mi sfugge un sorriso,
mentre mi rimetto a lavorare
l’impasto dei muffins.


Stesso giorno, ore 23.30 circa.
Mentre chiudo le imposte sulla giornata che sta finendo,
il paesaggio che mi si presenta è magnifico,
bianco arancione,
e la neve continua a scendere.
Ultimo pensiero prima di dormire:
domani andrò a scuola a piedi!


Venerdì, ore 6.40.
Suona la sveglia.
Ed è l’unico suono.
Un silenzio ovattato avvolge la casa.
Scendo per fare colazione,
anche se il mio interesse è tutto per la neve.
Ci sarà ancora?
Ne rimarrà abbastanza in modo
da poterla fotografare al rientro da scuola?
Apro la finestra.
Il mondo è bianco.
La strada è scomparsa.
Tutto è avvolto
da un turbine candido che continua a scendere.
Ci saranno almeno 40 cm di neve.
Mentre mentalmente faccio i piani
su cosa sia meglio mettermi
per non arrivare a scuola fradicia
(anche perché andare a piedi
è d’obbligo: la strada non c’è più!)
arriva una telefonata:
scuola chiusa!


Velocissima,
recupero la bardatura da neve
ed esco.
Silenzio e bianco.
Poi,
uno schiocco e uno schianto.
Mi giro alla ricerca della causa
e finalmente lo vedo:
un grosso ramo di un albero
si è rotto sotto il peso della neve.
Allora guardo meglio.
Tutti gli alberi hanno alti accumuli di neve sui rami
e quello appena caduto non è il primo.
Bisogna correre ai ripari:
armati di bastoni, scope e quant’altro
cominciamo a percuotere i rami degli alberi
per far cadere la neve ed evitare che altri si rompano.


La mattina prosegue così,
costellata dalla neve che continua a scendere,
da sinistri schiocchi di rami che si spezzano,
dalla corrente elettrica che verso le 9 ci abbandona definitivamente
(ciao ciao riscaldamento),
da un paesaggio mozzafiato
(sinceramente, qui non li ho mai visti 50 e più cm di neve tutti insieme)
e dalle risate che inevitabilmente la neve porta con sé
(parliamo di palle di neve a tradimento,
cadute epiche,
perché, ripeto, 50 CM DI NEVE: sprofondavo fino al ginocchio!,
scene da film con ramo di albero che si libera della neve
e la sottoscritta che vi si trova precisamente sotto,
pupazzo di neve dall’aria panciuta e sorridente).


Bilancio di questi ultimi tre giorni?

Terribile,
perché a causa della mancanza di corrente elettrica
(e quindi di riscaldamento)
moltissime persone
sono rimaste al freddo per più di 24 ore,
e perché la natura ha subito un duro colpo:
numerosi sono gli alberi che hanno avuto rami,
o addirittura il tronco, spezzati.

Magnifico,
perché il paesaggio è meraviglioso
e perché, nonostante tutto,
continuo ad amare la neve.


Questa mattina, finalmente,
ho potuto fare un giro con calma:
i danni ci sono,
ma spero si possano sistemare.


Intanto
sono stata accolta
da un meraviglioso,
incantato
 mondo biancoblu.

Buona settimana

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