30 novembre 2014

Anticipazione



Lana, filo da ricamo, Avvento, cioccolatini.
Un'idea veloce e versatile,
e ehm stanchezza epica.
Vi lascio un'anticipazione …
il post domani ;)


Buonanotte

23 novembre 2014

In un pomeriggio nuvoloso



Oggi è stata una giornata un po’ così,
di quelle che non sai bene cosa fare,
che magari avevi un’idea,
che però non era proprio un’idea,
ma più un “forse si potrebbe …”
“non so, magari …”
e poi niente, non ce la fai.


La mattina era partita bene,
sono andata ad un reading
in cui Sergio Rubini ha letto brani tratti da Stoner di John E. Williams.
Un’ora e mezza volata,
con Rubini che ha interpretato magnificamente i pezzi scelti
(ho scoperto stamattina che esiste l’audiolibro di questo romanzo
registrato proprio da Rubini).


Poi però nel pomeriggio mi sono ritrovata così,
in bilico tra fare e non fare,
come mi succede troppo spesso ultimamente.
Comunque alla fine,
rifiutandomi di cedere all’apatia,
ho pensato di provare a fare un piccolo addobbo natalizio
che avevo visto in giro sul web e che mi era piaciuto molto:
pigne di feltro!
Vi faccio vedere come ho fatto :)


Occorrente:
feltro e/o lana sui toni del marrone o naturale,
forbici,
colla liquida e a caldo,
palline di Natale/fogli di giornale,
spago,
porporina,
matita.


Tagliare una striscia di feltro (1), disegnarvi a matita delle balze e ritagliare
in modo da ottenere un bordo ondulato (2, fare anche dei taglietti dall'altra parte
per facilitare poi il lavoro).
Cominciare ad avvolgere la striscia su se stessa, fissandola ogni tanto con un punto
di colla a caldo (3). Quando la base si è allargata a sufficienza,
attaccarvi la pallina e continuare ad avvolgere la striscia di feltro (4).
Una volta raggiunta la cima, prendere un pezzo di spago,
chiuderlo con un nodino e fissarlo con un punto di colla a caldo
in cima all’addobbo (5). Ritagliare un cerchietto dal feltro (io ho scelto un colore contrastante),
sagomarlo come in foto e praticare un foro al centro (6).
Far passare lo spago nel foro e poi fissare il cerchietto in cima
all’addobbo, avendo cura di coprire bene la parte superiore (7).
Per un tocco finale, mettere un punto di colla liquida su ogni balza
e spolverare con la porporina (8). Lasciare asciugare e poi togliere la porporina in eccesso.


Ecco fatto,
la pigna di feltro è pronta per essere appesa
all’albero di Natale, ad una ghirlanda o in giro per casa.
Il DIY originale prevedeva il feltro e anch’io inizialmente ho usato tale materiale.
Poi, però, ho pensato di riciclare la lana di un vecchio paio di calze
e devo dire che il risultato mi è piaciuto molto di più.
La lana è molto più facile da lavorare
(anche se probabilmente è colpa mia che ho rimpicciolito troppo il progetto ;) )
e permette di rialzare i bordi
rendendo la pigna più verosimile.
Inoltre, proprio perché volevo delle pigne piccine,
ho pensato di utilizzare, invece delle palline dell’albero,
delle palline di carta di giornale che,
tra l’altro, possono essere modellate leggermente a cono
e facilitare così tutta l’operazione!


Che ne dite?
A me non dispiacciono,
penso che ne farò altre da mettere tutte sull’albero :)

Buona settimana

16 novembre 2014

Se il serpente si mangia l’elefante …



«J’ai alors dessiné l’intérieur du serpent boa,
afin que les grandes personne puissent comprendre.
Elles ont toujours besoin d’explications.»
A. de Saint-Exupéry, Le petit prince

Quando un boa divora un elefante
è sempre uno spettacolo!
Non solo.
Il boa si ritrova con tutta la sua silhouette sformata
(non che al boa importi poi molto).


Diciamo però che a qualcuno venga in mente
di documentare l’evento,
e poniamo che voglia farlo nel migliore e più scientifico dei modi.
Costui, o costei,
si armerà dunque di matita e taccuino
e ricaverà un disegno
in cui mostrerà la parte posteriore del serpente,
il rigonfiamento provocato dalla presenza dell’elefante
(perché tutti sanno che il boa prima mangia la preda intera
e poi con comodo la digerisce),
e la parte anteriore.


Un osservatore attento,
davanti a tale disegno,
non avrà alcun problema a catalogarlo sotto la voce
Boa constrictor che ha appena divorato un elefante,
ma cosa ne penserà un non addetto ai lavori?
Cosa ne dirà uno che passava di lì per caso?
(Non accanto al boa, s’intende.
Anche se non dovrebbero esserci grossi problemi,
avendo il serpente appena consumato il pranzo)
C’è chi sostiene,
badate bene,
che il disegno di un boa che ha appena divorato un elefante
assomigli addirittura ad un cappello!


Il piccolo principe, in realtà,
contiene brani meravigliosi,
di una poesia semplice dal significato incredibilmente profondo.
Tuttavia il pezzo iniziale
mi ha colpito fin dalla prima volta che lo lessi,
e specialmente questa frase:
“i grandi hanno sempre bisogno di spiegazioni”.
Per me è diventata una specie di monito,
tanto che ho finito persino con lo scriverla su questo astuccio!


È una bustina che avevo fatto alcuni anni fa
per mia mamma,
perché la usasse per andare a scuola
e perché potesse ricordare anche lei
che non sempre le cose stanno come sembrano.
Nello stesso periodo
avevo fatto anche quest’altro astuccio per me,
con un uccellino
e un verso di una canzone dei Beatles (Blackbird).


Ne avevo parlato qui
e finalmente,
dopo aver ritrovato le foto,
ve lo mostro :)
Lo uso tutt’ora
e ai bimbi piace sempre molto


(quando poi scoprono che l’ho fatto io
in genere mi chiedono di farne uno anche a loro) ;)

Buona settimana

P.S.: Perdonate le foto orribili degli astucci,
scattate di sera e molto agli inizi della mia “carriera” da fotografa!


P.P.S.: Sì, lo so, le ultime foto non centrano con gli astucci, ma mi piacciono (anche se scattate di sera)
e soprattutto mi piace il loro contenuto ;)
Si tratta di una crema al caffè che ho preparato lunedì sera.
Avevo appena letto questo post di Francesca di La gatta col piatto che scotta,
e non ho potuto resistere!
Provare per credere!
… sospetto che la parola caffè abbia un qualche potere magico su di me, 
non appena leggo una ricetta che la contempla, mi ritrovo a spadellare …

9 novembre 2014

A sbagliare misure, a scambiar marmellate



Era stato il profumo di torta appena sfornata ad attirarla in cucina.
La mamma stava riordinando, aveva appena svuotato la lavastoviglie 
ammucchiando tutte le cose pulite sul tavolo
e ora si era messa a preparare la cena.

Alice si arrampicò prima sulla sedia e poi, servendosi delle pieghe della tovaglia, si issò sul piano del tavolo. Non si aspettava di ritrovarsi in mezzo ad una foresta, ma nonostante tutto non era poi così sorpresa: considerando le sue dimensioni tanto ridotte, non era la prima volta che capitava.
Armata di ferma determinazione, e guidata dal dolce profumo, si mise a vagare tra pile di piatti e pinnacoli di bicchieri.
Scavalcare il mucchio delle posate poggiate alla rinfusa non fu proprio facile,
ma arrampicandosi su per il dente di una forchetta,
lasciandosi scivolare giù per il manico di un cucchiaio
e passando, con estrema attenzione, sotto la lama di un coltello,
finalmente superò l’ostacolo.
La mamma non si era accorta delle manovre di Alice (e d’altronde la piccola non voleva farsi scoprire: sapeva bene che non era quello il momento del dolce) e continuava a cucinare, canticchiando allegramente. 


Utilizzando il manico del mestolo come uno scivolo, a fine corsa Alice si ritrovò davanti ad alte torri di tazze: ce n’erano a pois, a righe, grandi, piccole, larghe e basse, strette e alte, da te, da caffè.
Il profumò si era fatto più intenso e finalmente, 
svoltando dietro una pila di tazze color carta da zucchero,
si ritrovò davanti alla meta.
Una piccola ciambella adorna di candidi ciuffi di zucchero al velo.
Beh, piccola ...
Piccola per qualcuno di dimensioni normali,
ma abbastanza grande per Alice da potersi comodamente sistemare al suo interno.
Fu così che vi si arrampicò sopra, si lasciò cadere in mezzo e cominciò ad assaggiarla da quella posizione un po’ nascosta.
Era già al quinto boccone, quando la voce della mamma la fece sobbalzare: «Alice! Cosa stai facendo? Quella era per dopo cena!»
L'espressione della mamma era severa, mentre delicatamente la prendeva per un braccio e se la sistemava sul palmo della mano. Ma davanti allo sguardo contrito della bimba, e alla spolverata di zucchero al velo che la piccola esibiva su naso e capelli, la mamma si rabbonì, le sorrise e se la mise nella tasca del grembiule, posizione dalla quale Alice poteva agevolmente seguire tutti i preparativi per la cena.


… Però la ciambellina Alice non poté finirla
perché l’ho mangiata io! ;)

(questa storia è liberamente ispirata alle avventure di Alice Cascherina, un personaggio inventato da Gianni Rodari. Tale personaggio ha dimensioni lillipuziane
ma vive in un mondo di normali dimensioni.
La storia è nata per colpa di queste foto fatte una sera utilizzando come sfondo pile di tazze: quando le ho guardate al computer ho pensato che il punto di vista di Alice non dovesse essere molto diverso!)


E per restare in tema di cucina e ricette,
oggi ho sperimentato una torta molto buona e velocissima da fare.
L’ho trovata qui,
l’unica cosa che ho cambiato
è stata usare marmellata di amarene invece che di fragole.


Il risultato è incredibile: la torta è morbidissima
e la marmellata dà quel piacevole
(e nel mio caso bruschino)
tocco in più :)

Buona settimana
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