27 aprile 2014

Tre incredibili serate ... e quel che è successo nel frattempo



«… Tu mi dirai che è per impedire alla nostra ragione di colare a picco.
D’accordo.
Ma non sta forse già vagolando nella notte assoluta dei grandi abissi,
è questo che mi chiedo talvolta.»
S. Beckett, Aspettando Godot

Tutto era cominciato con qualche colpo di tosse. Un sottile mal di gola, plausibile dopo una giornata a scuola. Sì, i bambini in quei giorni erano particolarmente catarrosi e naturalmente ignari delle più comuni norme d’igiene (mettersi la mano davanti alla bocca quando si tossisce, lavarsi le mani dopo averle usate come alternativa al fazzoletto … sono azioni sconosciute ai più), ma ehi! sono un’adulta dotata di sistema immunitario funzionante (o almeno lo credevo) e soprattutto per l’anno scolastico in corso ho già dato, grazie tante! Cose ben più importanti, e interessanti, mi attendevano quella sera.


Teatro. I biglietti li avevo già da un paio di mesi e non vedevo l’ora! Così, dopo essere rincasata, mi sono preparata e nonostante quel leggero fastidio in gola sono ripartita alla volta del teatro.
Aspettando Godot. Il testo lo conoscevo già, ma vederlo rappresentato è tutta un’altra cosa. Il teatro va visto, non solo letto. E la messa in scena è stata proprio bella, gli attori, Jurij Ferrini nella parte di Didi (e in qualità di regista) e Natalino Balasso come Gogo (ma menzione speciale anche per Michele Schiano di Cola per il monologo che recita, come Lucky, nel primo atto), veramente bravi. La scena, come lo stesso Beckett istruisce, completamente spoglia, se non per l’albero, guidava l’attenzione dello spettatore sulle parole e sulle azioni rappresentate, intrappolandolo, come i due protagonisti, in quella eterna attesa che è la vita, così calata in un tempo misurato e pur tuttavia sospesa in un eterno ritorno, in una ripetizione di azioni alle quali “noi siamo abituati”. Ho molto apprezzato, tra l’altro, l’idea di lasciare in scena, a sipario calato, le scarpe che Gogo si toglie alla fine del primo atto, ponte tra il primo e il secondo, sottile fil rouge, quasi a chiedere allo spettatore:  sì, questa è solo una rappresentazione teatrale, ma siamo sicuri che l’intervallo sia la vita reale? Il senso di attesa era tutto lì, in quelle scarpe illuminate da un cono di luce davanti ad un sipario blu tirato.


Ebbene, se il primo atto è passato senza grossi fastidi, il secondo è stato un tormento: provate voi a cercare di non tossire dovendo respirare solo attraverso la bocca (il naso si era magicamente tappato durante l’intervallo) l’aria polverosa di un teatro. Sono arrivata alla fine della serata in seria mancanza d’ossigeno! (e non provate a suggerire che potevo soffiarmi il naso perché le trombe della fanfara sono nulla in confronto a me) Comunque ora avevo davanti una ristoratrice notte di sonno. Ovviamente l’ho passata tutta a tossire. Ma la situazione non sembrava ancora così disperata … Quando, il giorno dopo, sono tornata da scuola ero una cosa cenciosa che non smetteva di tossire e soffiarsi il naso, con la testa che scoppiava e una sinusite galoppante. Dilemma: nascondersi sotto una pila di coperte davanti alla tv, con una buona scorta di fazzoletti e un te caldo, o prepararsi per andare al cinema a vedere Coriolanus? La seconda, ovviamente (anche perché lo davano solo quella sera, faceva parte degli spettacoli teatrali in inglese di cui avevo già parlato qui)! Dopo mezz’ora di “fumino” col vics il naso cominciava a liberarsi, ma soprattutto mi si era alleggerita la fitta alla testa. Un’aspirina C ed ero pronta a partire.

Credits
Allora. Gli inglesi e il teatro.
Immaginatevi un palco, ma che dico palco, uno spiazzo 8 metri per 8, lo sfondo è il muro, la scenografia un segno rosso sul pavimento, una decina di sedie e una scala a parete, quella che una volta serviva per portare le banane all’interno di quella stessa stanza, visto che il Donmar (il teatro in cui è stato messo in scena il Coriolanus) era un magazzino per lo stoccaggio e la maturazione delle banane. Quinte? Sipario? Bazzecole. Quasi tutti i cambi avvenivano in scena, con gli attori tutti seduti in fondo, sulle sedie contro al muro. Il corredo scenico ridotto all’osso lasciava spazio alla bravura e intensità degli attori e metteva in risalto un personaggio, Coriolano, che fa della lealtà a se stesso il valore in base al quale agisce, pronto a vendicare l’ingiustizia subita e allo stesso tempo mosso a pietà per la patria traditrice dalla sublimazione di quello stesso valore a cui si è votato: a nulla valgono le scuse dei compatrioti o le preghiere dell’amico più caro, solo la lealtà verso la sua famiglia lo porterà a cedere e così a decretare la propria morte. Ebbene, come mi ero già trovata a dire qui, gli inglesi sanno recitare, e la messa in scena così scarna è risultata, per me, estremamente potente ed evocativa. Sono molto contenta che questo sia stato il primo incontro con quest’opera di Shakespeare di cui finora conoscevo solo il titolo! 


A questo punto, dopo ‘sto papiro, penserete che sia giunta ormai alla fine della storia. E invece no ;)
Avevo davanti il weekend e pensavo che mi sarei ripresa. Il punto è che il mercoledì successivo mi attendeva un appuntamento al quale non avrei mai voluto rinunciare. Le cose sembravano andare abbastanza bene, anche se l’aumento del numero degli assenti in classe avrebbe dovuto insospettirmi … Per precauzione il martedì mattina prendo un’aspirina prima di uscire: mi sento un leggero mal di testa. Tutto fila più o meno liscio fin verso le 3. A quel punto comincio ad essere preda di brividi e freddo, lo stomaco mi si contorce e sono praticamente sicura che da un momento all’altro vomiterò il pranzo sullo zaino di qualche bambino. Miracolosamente tiro fino alle 4. Quando, mezz’ora più tardi, sono a casa, il termometro segna 38. Mi installo sul divano, sotto un generoso strato di coperte, armata di tachipirina e acqua, un solo pensiero in testa: domani sto bene! La febbre si abbassa fino a 37, ma non mi molla. Il mattino successivo mi rifiuto di provarla, prendo una tachipirina e vado a scuola. L’ultima mezz’ora lascio i bimbi liberi di fare un disegno perché non ce la faccio proprio a continuare la lezione. Finalmente torno a casa. Evito accuratamente il termometro, mi dedico ad un’altra mezz’ora di “fumino” (non potete immaginarvi lo stato del mio naso) e mi butto di nuovo sul divano. Il momento della verità arriva verso le 7. Il termometro segna 37.2, ma non mi ferma. L’ennesima tachipirina e parto.


Teatro. Riccardo III.
Quel R III diretto e interpretato da Gassmann che sono due anni che gira per i teatri d’Italia. Per giunta la serata conclusiva di questa seconda tournée (questo lo scopro solo alla fine, insieme all’annuncio che ce ne sarà una terza). L’amica che è venuta con me l’ha definita una rappresentazione molto cinematografica e mi trova d’accordo: l’uso che hanno fatto di due enormi teli calati ai due lati del palco, trasparenti, perché si vedesse chi recitava dietro di essi, e allo stesso tempo usati come schermi su cui proiettare i cambi di scena, evocando sale di castelli, la torre di Londra, una foresta, una notte nevosa (con risultante un bellissimo gioco di piccole luci danzanti su tutta la platea), gli spiriti delle vittime di Riccardo che lo tormentano nel suo ultimo sonno, è stato veramente magnifico. Belle le musiche scelte, interessante l’idea di mescolare abiti dell’epoca con divise che richiamano quelle della seconda guerra mondiale, geniale la rivisitazione della deformità di Riccardo (basso e gobbo in Shakespeare) in un’altezza sovrumana (accentuata dall’uso di scarpe con rialzi) in modo da sfruttare l’altezza stessa dell’attore. Bravissimi gli attori, primo fra tutti Gassmann, ma anche Manrico Gammarota (Tyrrel) e Sergio Meogrossi (Buckingham), così come tutti gli altri. L’unico appunto che mi vien da fare è sulla scelta della morte di Riccardo: invece che interpretata in scena, è registrata e proiettata su uno dei teli. Non so, ma mi sembra uno di quei momenti in cui un attore può far valere al meglio le proprie capacità interpretative e avrei preferito vederla in scena (ho ancora in mente l’intensa scena della morte di Coriolano, con l’attore appeso al soffitto a testa in giù e sventrato), ma si tratta proprio di una minuzia.


Vi risparmio ulteriori notizie sulla mia salute nei giorni successivi: vi basti sapere che ho passato tutte le vacanze di Pasqua a letto e che ancora mi trascino un piacevole raffreddore.
… Ma ne è valsa davvero la pena ;)

Buona settimana!

13 aprile 2014

Fermacarte gufosi



«… mi parve uno smisurato ammasso di semi di leone,
munito di un paio di enormi occhi dorati;
un esame più attento mi rivelò che era un piccolo gufo,
ancora avvolto nella sua peluria di neonato.
Restammo un momento a guardarci,
poi l’uccello, evidentemente indignato per il modo villano
con cui risi del suo aspetto, mi affondò i minuscoli artigli nel pollice,
e io, che mi tenevo aggrappato al ramo,
persi la presa e cascammo dall’albero tutti e due.»
G. Durrell, La mia famiglia e altri animali, Adelphi

Finisce sempre che in questo periodo dell’anno
mi ritrovo più o meno barricata in casa
causa allergia.


Anche al momento intervallo una parola digitata a computer
con un colpo di tosse,
una parola,
uno starnuto,
una parola,
la ricerca frenetica di un fazzoletto
perché quello precedente è appena stato gettato
in un bidone per scorie radioattive (è meglio)
e il naso continua a colare allegramente …


Ma tralasciando queste ed altre amenità,
cosa potrà mai fare qualcuno
che si ritrova con un po’ di tempo
e preferibilmente farebbe bene ad evitare di uscire?


Semplice!
Si avvolge una sciarpina davanti a naso e bocca
(non serve quasi a niente, ma è il pensiero quello che conta),
si fionda in cortile a raccattare una manciata di sassi di medie dimensioni
e si mette a dipingere piccoli fermacarte gufosi :)
In realtà il soggetto può essere quello che più piace,
ma questa volta ero in vena di gufi
(la prossima gatti!!!).


Prima qualche schizzo su un foglio,
per avere un’idea più precisa,
poi disegno a matita su sassi rigorosamente lavati e asciugati,
e infine avanti con pennello e colori acrilici!


Che dire? A me piacciono un sacco
e ho pensato di usarli,
oltre che come fermacarte,
come piccoli soprammobili,
sparsi qua e là nella mia libreria!

E voi che ne pensate?

Buona settimana

6 aprile 2014

A spasso per ... Modena



Inaspettatamente oggi si è rivelata una bella giornata.
Le previsioni avevano messo pioggia e invece …


Il piano era di riordinare e preparare cose scolastiche per la nuova settimana,
correggere una verifica,
magari fermarsi un'oretta per leggere qualcosa.
Ma la giornata è così bella,
il sole splende invitante …
molto meglio una bella passeggiata in città :)
Tanto più che c'era di mezzo anche una mostra che era da un po' che volevo vedere.
Una mostra fotografica sulla collezione di immagini di fotoreporter
appartenente alla galleria civica di Modena. 


Il tema non è un reportage particolare
ma la fotografia del reporter fotografico,
per cui sono presenti immagini che ripercorrono diversi eventi
dalla fine dell'Ottocento ai primi del Duemila.
È stato molto interessante osservare i vari approcci all'immagine-documento
e soprattutto vedere le motivazioni dietro ad ogni scatto,
grazie a didascalie che accompagnano quasi tutte le foto.


E poi di nuovo a passeggio per le vie di Modena,
con l'aria frizzante della sera,
la luce obliqua del sole al tramonto,
il chiacchiericcio della gente per le strade …


Modena, pur non essendo particolarmente lontana,
non è una città che conosco molto bene
ed è stato bello girarla un po': assolutamente da non perdere, secondo me,
il bellissimo duomo romanico ornato dalle sculture di Wiligelmo
e sormontato dalla magnifica torre campanaria, la Ghirlandina
(… non so se si è capito, 
ma sono una patita di arte medievale, anche se ne so pochissimo ;) ).


Beh, considerando le immagini che avevo appena ammirato alla mostra,
ovviamente le foto di questo post non potevano che essere in bianco e nero ;)

Buona settimana!

P.S.: qui le informazioni relative alla mostra.


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