22 giugno 2014

Golden hour



C’è un prato vicino a casa mia.
Incolto,
sebbene l’erba venga falciata e raccolta
due o tre volte durante l’estate,
è lasciato a se stesso,
libero di esprimersi nelle forme e colori che più gli aggradano.


Tra verdi e viola ciuffetti di erba medica,
spuntano qua e là allegri i cappelli delle carote selvatiche,
vezzosi,
con i loro minuscoli fiorellini bianchi,
piegano dolcemente il capo al primo accenno di vento.
Sottili, gli steli delle graminacee,
abbassano le braccia sotto il peso delle loro spighe,
passando dal verde ricco della primavera
al biondo oro delle calde sere d’estate,
restii,
alla fine si arrendono e lasciano cadere
il loro prezioso carico di vita.
Gialle e arancioni,
le bocche di leone
punteggiano a folti, compatti gruppetti il terreno
(non amano mischiarsi alle altre erbe, loro).
In alcuni punti,
in cui la gramigna ha preso il sopravvento,
l’erba è bassa e compatta,
perfetta per camminarci sopra a piedi scalzi.


  Ho preso la macchina fotografica
e sono andata in mezzo al prato,
ieri sera.
Mi sono seduta
e ho aspettato.


Alacri,
le formichine si dedicano a impossibili scalate;
operose,
le api volano di fiore in fiore seguendo una mappa che conoscono solo loro;
leste,
farfalline bianche, arancioni, viola-azzurre danzano tra gli steli
regalando audaci acrobazie allo spettatore silenzioso.
È un prato disordinato, questo,
e ricco di vita.
(narra la leggenda che topini di campagna,
ricci, lepri,
e persino un paio di gatte,
attraversino questo luogo)


Mi sono seduta
e ho aspettato.
Ho aspettato quel momento,
quello che precede di poco il tramonto,
quello in cui il sole, basso sull’orizzonte,
regala una luce calda e diffusa.
Ho aspettato quella luce,
quella che sa di sere d’estate,
di caldo,
ma di quel caldo che si alleggerisce,
perché la sera è lì, alle porte,
e reca con sé una lieve brezza ristoratrice.
Ho aspettato quella brezza,
quella che ha cominciato a giocare
con gli steli delle erbe più alte,
che ha creato scompiglio e movimento,
macchie di luce e colore
impresse nella memoria ...
… anche della mia macchina fotografica :)


Sera di giugno a caccia della golden hour,
armata di macchina fotografica,
scortata da due gatte matte.

Buona settimana

6 commenti:

  1. Ho sempre chiamato anche io l'ora del tramonto, la più bella, la golden hour... da quando con un gruppo di amiche andavamo anni fa nei parchi e nel verde a fare foto, per catturare gli ultimi raggi che tutto accendono... la natura sembra svegliarsi in quel momento, quando viene trafitta dall'oro...
    Mi piace questo post bucolico, poetico e... felino! E' l'habitat in cui ci muoviamo meglio, soprattutto quando vogliamo respirare...

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    1. E' in effetti un momento magico, una luce speciale, e la mia personale "caccia" cui mi dedico in estate perchè, non so, ma "sa" d'estate ;)
      Dev'essere stato bello andare insieme alle amiche! Ammetto che, a parte le mie fedeli esploratrici feline, tendo ad andare sola in queste ricerche, però questa luce si presta, anche molto secondo me, ai ritratti e sarebbe interessante provare.
      Quanto al bucolico e poetico ... ogni tanto mi faccio prendere la mano da parole e immagini e mi diverto a giocare :)

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  2. Bellissimo racconto.
    Bellissime foto.
    Un abbraccio con sorriso
    Marghe

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    Risposte
    1. Ciao Marghe,
      mi fa piacere che ti siano piaciute sia le parole che le foto!
      Grazie :)

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  3. E io mi sono seduta e ho goduto dalla prima all'ultima parola che hai scritto.... Sentivo la leggera brezza, il caldo serale, il profumo dell'erba..... Con questo post mi ha incantato!
    Scusa l'assenza ma ero presa per un nuovo progetto, in estate la cucina va in vacanza ma qui spero ci sia un blog che ti ingolosisca ancor di pi:
    http://librivagabondi.wordpress.com/
    Un bacione!

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    Risposte
    1. Grazie Ely!
      Sapere di essere riuscita a farti vedere e sentire quello che ho scritto è una bellissima emozione!
      Un blog sui libri? Corro subito a dare un'occhiata ;)
      Un bacione

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