4 maggio 2014

Un’orribile, orribile settimana



«Anywhere but here. We take our medicine daily,
nod politely, and grumble occasionally.
But it is out of our hands. Always the wrong place.
We didn’t make our beds, but we lie in them.»
R. McGough, The wrong Beds in Collected Poems

Pare che io sia preda degli aggettivi in –ibile ultimamente, perlomeno nei titoli ;)
(sì, lo so, non è una cosa tanto clamorosa, è che le rime mi saltano all’orecchio in continuazione, anche tra una settimana e l’altra … d’altronde a scuola è una cosa che finisco col tirar fuori ad ogni possibile occasione perché, come si dice, e spero ardentemente, repetita iuvant …)
Anyway (sono in rotta con l’avverbio comunque)
Avete presente quei momenti in cui tutto va perfettamente, immancabilmente, incommensurabilmente storto?


Ricorrenze dimenticate, aspettative deluse, colloqui con genitori che si protraggono fino ad orari improponibili (mentre la sottoscritta congelava allegramente perché, sì, le temperature sono calate, le vecchie scuole, quelle con i muri spessi, sono dei piccoli frigoriferi e le maglie di lana sono già state archiviate nell’ultimo cassetto in fondo all’armadio), cerimonie alle quali già non vorresti partecipare e che poi si protraggono per ere geologiche, forte, fortissima avversione all’insegnamento in generale, e alla mia classe in particolare (mi capita in questo periodo dell’anno … anche se l’avversione all’insegnamento è una cosa che mi porto dietro sempre ;) ), con conseguente incredibile fatica ad alzarsi e viaggio per raggiungere la scuola costellato di invettive e imprecazioni varie (penso che chiunque si diletti della nobile arte del cacciare improperi ad ogni piè sospinto sarebbe stato fiero di me) e, al contrario, quello di ritorno in cui dovevo stare attenta a non addormentarmi …


Si consideri solo che ieri dovevo andare in libreria e scegliere dei libri (senza preoccuparmi di quisquiglie come quantità o prezzo … regalo di compleanno :) ) e non ero ispirata!!! IO! Che quando entro in libreria mi si deve trascinare via a forza, che finisco immancabilmente con lo stancare chi mi accompagna (che per educazione mi dice “no, continua pure a guardare”, ma che intanto sta pensando “daiiii, datti una mossa, non ne posso più di stare qua dentro!”), che ho sempre in mente un qualche titolo che voglio comprare! (comun  … ad ogni modo un paio di libri di Buzzati me li sono portati a casa ugualmente …)
Insomma, come dicevo, un’orribile, orribile settimana!


E così avevo bisogno di distrarmi, di sfogarmi, … di pasticciare un po’.
Quest’estate avevo comprato un libro sulla scrittura a mano creativa (Creative lettering di Jenny Doh). Sarà perché ho sempre avuto una pessima calligrafia (la mia maestra la definiva “zampe di gallina”), sarà perché adoro i manoscritti (e, in particolare, i testi medievali miniati; qui un esempio di una mia fatica nell’arte dell’imitazione/rivisitazione della prima pagina di uno di tali volumi), ma ho sempre amato la scrittura a mano. Uno dei miei sogni, da piccola, era scrivere un romanzo e diventare famosa: sapevo che lo avrei scritto tutto a mano, in quella calligrafia elegante, slanciata ... (ok, ok, lo ammetto: all'epoca Piccole donne era il mio libro preferito ...) 
... da qualche parte, in una vecchia agenda, devo avere ancora l’inizio del mio racconto ...


Ebbene, tra le varie idee, vi è questa: piccoli quadretti dedicati, ognuno, ad una lettera dell’alfabeto, accompagnata dalla definizione, presa da un dizionario, di un termine che inizia con la lettera stessa. L’idea mi era piaciuta da subito, ma non avevo ancora trovato né il tempo, né il modo di realizzarla. Inoltre avevo in mente, e ho tutt’ora, di modificare un po’ la questione. Ma prima dovevo comunque provare! Così, complice mio padre che aveva un po’ di tempo, mi sono fatta costruire un telaietto, ho montato e preparato la tela e poi mi sono data alla sperimentazione. 


Proprio perché si tratta di una prova, ho pensato, questa volta, di attenermi all’idea – base e ho lavorato su una lettera e una parola, libertà. Beh, non sarà un capolavoro, ma vi assicuro che mi sono proprio divertita a pasticciare con pennelli e colori, e non solo! Mi sono divertita anche a giocare con la luce, facendo le foto per presentare la mia fatica ;)


E voi che ne dite?

Buona settimana!

P.S.: l’idea del ramo di foglie in sottofondo viene da questo post di Simonetta di Aboutgarden, ma non avendo lo spray, mi sono limitata a disegnare il ramo, ritagliarlo, posizionarlo sulla tela, stendere il colore e rimuoverlo (una sorta di stencil in negativo).

P.P.S.: prossimamente su questi schermi: un’Ode agli avverbi in –mente e un saggio Del perché gli aggettivi in –errimo sono molto più affascinanti di quelli in –issimo … ;)

4 commenti:

  1. Io dico che sei brava e che la tua creatività si esprime con tanti canali diversi... giochi con forme, colori, materiali, si vede che ami dedicarti all'arte manuale e alla fantasia! D'altronde sai usare le parole, leggi Buzzati (!) e volevi fare la scrittrice come me... :-) Sulla grafia a mano mi trovi perfettamente d'accordo, a volte noto come è cambiata la mia nel tempo, attraverso gli anni... ho sempre avuto il fascino delle lettere maiuscole, ad esempio, quelle di un nome proprio... vedere come cambiano le stanghette della zeta, oppure le "emme" e "enne", se hanno la gobba oppure no... mi sento un po' scema a parlare di queste cose ma so che mi capisci... :D

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    1. Ultimamente ho una fissa per le gambe delle t: a inizio parola le scrivo diverse rispetto ad una posizione centrale e la cosa mi affascina (come vedi mi preoccupo di questioni altamente filosofiche), quindi sì, capisco benissimo ;)
      Per quanto riguarda Buzzati, è uno dei miei scrittori preferiti: mi catturò tanto tempo fa con Il segreto del Bosco Vecchio. La storia, i personaggi, il linguaggio, così semplice e allo stesso tempo così evocativo, mi stupirono, addirittura mi colsero di sorpresa perchè non me l'aspettavo proprio: divorai il libro in poche ore (... e piansi sul finale ...) e da allora non ho più smesso di leggere, o rileggere, opere di Buzzati.
      Grazie Franci, mi piace giocare e pasticciare ... e qualche volta ci vuole proprio!

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  2. hai fatto un capolavoro e questo deve renderti superfelice e rendere le tue giornate non orribili ma bellissime!bacioni:)

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    1. Ciao Simona,
      troppo gentile, grazie!!!
      In effetti pasticciare con i colori è stato molto terapeutico :)
      Un bacio

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